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Il movimento della colonna vertebrale e degli arti non coinvolge solamente muscoli, ossa e articolazioni ma anche i tessuti molli; pelle, fascia, legamenti e tendini presentano infatti delle interazioni essenziali per il funzionamento dell’apparato locomotore. Dopo un trauma, intervento o bruciature, la formazione di tessuto cicatriziale è il modo naturale che il corpo ha di guarire e sostituire il tessuto perso o danneggiato (Kobesova et al., 2007).
In circostanza fisiologiche, in un processo costituito da 4 fasi, la cicatrice svolgerà questo compito e i vari strati di tessuto guariti saranno nuovamente intatti e organizzati. Nel caso in cui questo processo venisse alterato, quello che viene a instaurarsi è uno shift verso uno stato non fisiologico, con possibile formazione di cicatrici ipertrofiche, cheloidi, cicatrici atrofiche (Bordoni and Zanier, 2018).
Quando la cute e la fascia sono affette da cicatrici, la loro funzione e capacità di interazione con l’ambiente interno ed esterno viene meno. Il tessuto cicatriziale adesivo si sviluppa quando gli strati di tessuto non guariscono separatamente ma si “attaccano” insieme causando una diminuzione dell’elasticità dei tessuti, modelli posturali protettivi, cambiamenti nell’input propriocettivo, attività neurovascolare alterata e complicazioni comprese le sindromi dolorose (Kobesova et al., 2007)
Un esempio di cicatrice addominale è la cicatrice da parto cesareo (c-section scar). Questo tipo di intervento rompe l’integrità muscolare addominale, conducendo a un danneggiamento della funzione muscolare, sia contrattile che di rilassamento (Wasserman et al., 2018). E’ noto come la muscolatura addominale garantisca la stabilità della colonna vertebrale e partecipi alla formazione del core (vedi mio articolo “Lavoro sedentario e Lombalgia“), il quale è fondamentale nella meccanica e nella stabilità della colonna lombare (Fan et al., 2018).
E’ inoltre nota la connessione anatomica tra la fascia toraco-lombare e la muscolatura addominale, per questo motivo se la cinematica e la biomeccanica dell’addome viene compromessa, così sarà anche per quella lombare. Quando l’addome subisce un intervento chirurgico come il taglio cesareo, la fascia che costituisce la linea alba (connessione tra sterno e pube) viene anch’essa incisa. Ciò conduce a un aumento della materia fibrotica e sono stati notati degli adattamenti posturali come conseguenza di questa modifica (Bordoni and Zanier, 2014).
E’ stato dimostrato da Wasserman e colleghi (2016) che la cicatrizzazione può portare a schemi posturali protettivi e adattivi, effettuati per evitare dolore e stiramenti eccessivi sull’area neurovascolare attiva. Bordoni e Zanier (2014) riconoscono nel taglio cesareo un particolare coinvolgimento nella genesi di adesioni del basso addome, la quale è un’area molto vulnerabile a formazione di cheloidi e cicatrici ipertrofiche; un’incisione profonda della parete addominale può condurre a una restrizione della colonna lombare data dalla modifica del pattern fasciale. E’ inoltre importante considerare come donne sulle quali vengono eseguiti più cesarei, siano più soggette a manifestare adesioni alla parete addominale, conducendo a restrizione sia della mobilità lombare sia del tessuto cicatriziale (Awounga et al., 2011; Hessleman et al. 2018).
La mobilizzazione dei tessuti molli è un’opzione di trattamento non invasiva per il dolore cicatriziale. Un recente studio pilota e uno studio clinico randomizzato multicentrico di Wasserman e colleghi ha dimostrato che il trattamento manuale è un’opzione di trattamento praticabile per i pazienti che soffrono di dolore cronico dopo il taglio cesareo. Le tecniche comprendevano mobilizzazione diretta della cicatrice, rilascio miofasciale pelvico e addominale, skin-roll superficiale. Alla fine di quattro sessioni di trattamento di 30 minuti, il dolore, la soglia di pressione del dolore e la mobilità della cicatrice hanno mostrato miglioramenti significativi. (Wasserman et al., 2016, 2018, 2019).
Al fine di evitare posture alterate, sindromi dolorose e disturbi che possono venire a manifestarsi anche in regioni distanti del corpo rispetto al tessuto cicatriziale, l’osteopata ha il ruolo di scegliere il metodo di valutazione e il trattamento per la cura della cicatrice. La conoscenza anatomo-fisiologica del processo di riparazione tissutale permette infatti al terapista di impostare un trattamento con particolare attenzione alla cura della cicatrice e di individuare e trattare le tensioni dovute a questa, al fine di ripristinare la mobilità tessutale.
Bibliografia:
-Bordoni, B., Zanier, E. (2014) Skin, fascia and scars: symptoms and systemic conncetions. Journal of Multidisciplinary Healthcare. 7; 11-24.
-Fan, C., Fede, C., Gaudreault, N., Porzionato, A., Macchi, V., De Caro, R., and Stecco, C. (2018) ‘Anatomical and functional relationships between the external abdominal oblique muscle and the posterior layer of the thoracolumbar fascia’, Clinical Anatomy.
-Kobesova, A., Morris, C.E., Lewit, K., Safarova, M., 2007. Twenty-year-old pathogenic “active” postsurgical scar: a case study of a patient with persistent right lower quadrant pain. Journal of Manipulative Physiologic Therapy. 30 (3), 234e238.
-Wasserman, J.B., Steele-Thornborrow, J.L., Yuen, J.S., Halkiotis, M. and Riggins, E.M. (2016) ‘Chronic Caesarian section scar pain Treated with fascial scar release techniques: A case series’, Journal of Bodywork & Movement Therapies, 20(4), pp.906-913.
-Wasserman, J.B., Copeland, M., Upp, M., Massery, M., Marcoux, B., Abraham, K., April 2019. Effect of soft tissue mobilization techniques on pain and function in the abdomen: a Systematic Review. J. Bodyw. Mov. Ther. 23 (2), 262-269.
-Wasserman, J.B., Massery, M., Abraham, K., Chu, J., Farrow, A., Marcoux, B.C., 2018. Soft tissue mobilization techniques are effective in treating chronic pain following caesarean section: a multi-center randomized clinical trial. Journal of Women’s Health Phys. Ther. 42 (3), 11e119.